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Vittorio Alfieri (1749 – 1803)
 
 
 
Pur essendo contemporaneo di Giuseppe Parini, Vittorio Alfieri è abissalmente diverso dal milanese. È un nobile piemontese, essendo un ricco proprietario terriero; per questo la lingua con la quale si esprime abitualmente è il francese, e questa è anche la lingua con la quale scrive le prime opere (non conoscendo l’italiano, che imparerà solo in un secondo tempo). L’uomo Alfieri è iroso, iracondo e umorale. Dopo il compimento degli studi viaggia per l’Europa, cercando realtà diverse ma soprattutto alla ricerca della pace interiore. Il viaggio è cioè visto come un desiderio personale da aristocratico, non con fini culturali illuministici. La caratteristica che distingue Alfieri è la naturale avversione per la tirannide, che porta a diverse conclusioni:
– sente il bisogno di comunicare i caratteri positivi e negativi della tirannide per combatterla;
– occorre eliminare la tirannide tramite grandi personalità (eroi);
– esiste la possibilità di autodistruzione della tirannide; il tiranno sa di non essere amato e di temere l’eliminazione;
– bisogna scuotere l’opinione pubblica con azioni forti, magari con il suicidio (visto come “gesto estremo per la conservazione della libertà”).
Il potere, secondo Alfieri, genera oppressione e violenza. La conseguente
lotta per la libertà è una idea assoluta, che contrasta con la realtà dei fatti (cioè il mondo della delusione). Nel momento in cui si tenta di realizzare l’idea astratta, questa da infinita diventa finita e, anche nella migliore delle ipotesi, porta ad un insuccesso. In altre parole, la tesi (ideale) contro l’antitesi (reale) porta a una sintesi con compromessi; lo scontro tra ideale e reale genera una visione assolutamente negativa e pessimista della realtà in Alfieri. Con queste idee è uno degli anticipatori del Romanticismo.
Il contributo letterario di Alfieri è di tutto spessore.
Le opere teatrali sono scritte seguendo il metodo classico (o aristotelico),
secondo il quale le tragedie devono avere delle precise unità che le compongono:
– unità di tempo: non oltre 24 ore;
– unità di luogo: scena fissa;
– unità di azione: pochi personaggi (tutti principali) in scena, talvolta solitari; presenza di un coro rafforzativo e introduttivo.
Tutto è volto a dare drammaticità alla storia, ad evitare la cantilena e la
musicalità della recita; la sintassi è contorta, con frequenti inversioni della logica del periodo.
Tra le tragedie più conosciute ricordiamo Saul, che tratta della vicenda del grande tiranno biblico che, ormai vecchio, è contrastato dal giovane astro nascente David. Il dramma è costituito dalla decadenza dell’uomo di potere.
Tra le opere politiche, Della tirannide è certamente quella che più risente
del pensiero alfieriano; esistono poi trattati minori, ma sempre incentrati sul tema della libertà e delle gerarchie sociali, e comunque pervasi del costante pessimismo dell’autore.

 

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