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Futurismo
 
Il futurismo si sviluppa come movimento nei primi anni del Novecento,
nell’Italia centro-settentrionale e in Russia (dadaismo). Il leader riconosciuto del movimento è Filippo Tommaso Marinetti.
Manifesto dei Futuristi Nel 1908 Marinetti firma il Manifesto del Futurismo, sostenitore dell’abbattimento della società contemporanea, vecchia perché basata sulla tradizione e sul passato. Sulla spinta del pensiero superomistico di Nietzsche, occorre sostituire tutto con le nuove tecnologie e scoperte scientifiche, che danno risalto alla velocità, alla potenza, allo slancio, alla vitalità. I simboli di queste manifestazioni sono:
– il treno sulla rotaia;
– il volante dell’automobile, che guida l’uomo verso il futuro;
– il movimento ginnico: il salto, il pugno, lo schiaffo;
– la guerra, “unica igiene del mondo”.
Singolare è la lotta contro i musei (perché contengono materiali vecchi e
polverosi; analogamente combattono l’archeologia e l’antiquariato) e le donne (misoginismo). I futuristi si presentano come personaggi molto originali e singolari, esaltati malsopportati dalla borghesia: improvvisano manifestazioni di piazza, dove divulgano le loro idee (e spesso sono arrestati per disturbo alla quiete pubblica).
 
Manifesto Tecnico della Letteratura Futurista
 
Contiene tutte le nuove regole per comporre letteratura secondo i principî futuristi. Innanzitutto va abbattuta la logica del linguaggio e della sintassi, ponendo le parole a caso. L’uso del verbo è all’infinito, abolendo dunque tutte le coniugazioni. Sono aboliti tutti gli aggettivi, gli avverbi, la punteggiatura. I sostantivi vengono spesso scelti in relazione analogica coi propri doppi (ad esempio, “porta” e “rubinetto”, poiché entrambi lasciano passare qualcosa attraverso se stessi). La sonorità delle parole è altresì importante, e celebre è l’uso delle onomatopee.
Va da sé che tutti i sentimenti e i lirismi vengono soppressi, non trattandosi di una corrente adatta a tali contenuti.
 
 
I Crepuscolari e Guido Gozzano
 
I crepuscolari non formano un movimento preciso, ma sono un gruppo di
poeti così denominati dal critico Borgese. Il crepuscolo, momento della giornata in cui non sono ben visibili gli oggetti e i loro dettagli, ben rappresenta lo stile di questi poeti: il tono sommesso, pacato, l’occhio ironico alla realtà. I temi presi in considerazione sono:
– l’esaltazione della guerra, del superuomo;
– l’attenzione su elementi vecchi, kitsch (vecchio e brutto, ma di moda);
– le donne bruttine, i luoghi familiari e polverosi, gli oggetti semplici di
una società medio-borghese. Il tono è prosaico: la poesia è quasi raccontata, senza forte struttura retorica, con rime semplici. I massimi autori crepuscolari sono Guido Gozzano e Marino Moretti.
Guido Gozzano, anche a causa di una malattia, si caratterizza con un atteggiamento ironico e distaccato dalle cose. Rifiuta completamente le idee dannunziane, ponendo attenzione alle piccole cose della vita, essendo minimalista. In particolare apprezza le cose di casa, magari vecchie e tradizionali, definendole “ottime cose di pessimo gusto”.
 
 
Giuseppe Ungaretti (1888 – 1970)
 
Nel Novecento esistono, in Italia, una serie di poeti che vivono due Guerre Mondiali, che nascono nel periodo decadente e ne assorbono le critiche (arrivando a disprezzare D’Annunzio), arrivando, ognuno a suo modo, a decidere di restituire alla poesia la sua funzione. Ciò è possibile solo ricominciando da capo, restituendo alla parola il suo significato più puro: è la rivoluzione della parola di Umberto Saba, Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale e Salvatore Quasimodo. Tra questi, Ungaretti è il vero teorico della Rivoluzione della parola. Per sottolineare l’importanza di questo autore, basti ricordare che è stato il primo poeta a recitarsi in TV.
Nasce ad Alessandria d’Egitto, dove riceve una prima formazione egiziana: è una zona ricca di archeologi, vista la presenza del Nilo, fonte per una civiltà. Qui assiste al ritrovamento di un porto sepolto, la qual cosa sarà riproposta in una importante lirica. Ai primi del ‘900 si trasferisce a Parigi, dove è coinvolto nella grande animazione culturale dell’epoca. A causa della Prima Guerra Mondiale torna in Italia, per partire volontario. Trascorre la guerra in trincea, è una vita di morte quotidiana: si esulta della propria vita mentre il compagno è morto. Scopre un nuovo modo di intendere la vita; comincia a scrivere in trincea. Di questo periodo è Allegria di naufragi. Con questa prima raccolta scopre l’inutilità dello scrivere, del dire troppo: è la rivoluzione della parola. Riprende l’idea futurista (movimento, per il resto, disprezzato) della parola scarna, per ritornare all’ABC. Finita la guerra si ritrova i problemi dell’essere reduce. Ha simpatia per il fascismo: persino Mussolini gli scrive una prefazione ad Allegria. Per un periodo insegna all’università, poi parte per il Brasile. In tale periodo muore il figlio; a seguito di tale lutto esce, nel 1946, Il dolore. Tra le altre opere, Il taccuino del vecchio è una raccolta di piccole prose, appunti, note, e Sentimento del tempo, una raccolta di un Ungaretti già maturo.
 
Allegria di naufragi
 
È la raccolta che esalta la contentezza di scoprire la vita di fronte alla morte, nel periodo della guerra di trincea: è un susseguirsi, in ogni verso, di folgorazione, attimo, intensità. Manca ovunque la punteggiatura, la lunghezza dei versi è futurista; la parola è libera, scarna, essenziale. Il titolo, già di per sé estremamente ossimorico ed emblema dell’interiorità
di Ungaretti, cambierà poi diventando, più semplicemente, Allegria. È comunque ancora abitudine usare il titolo originale, per la forza che imprime su chi legge. Tra le opere spicca Porto sepolto. Il porto sepolto (che è il significato più profondo dell’esistenza), in senso traslato, simboleggia la riscoperta della funzione del poeta: né politica, né morale, ma solo di riscoperta, di pura scrittura, di comunicazione di quello che ritiene aver trovato. La vera essenza dell’esistenza, secondo il poeta, si scopre arrivando al “porto sepolto”. In I fiumi, Ungaretti ripercorre i luoghi della propria vita, ognuno segnato da un corso d’acqua:
· il Serchio, fiume degli antenati, vicino a Lucca (da dove provenivano i
suoi genitori);
· il Nilo, in Egitto, dove è nato;
· la Senna, a Parigi, fiume dell’esperienza culturale;
· l’Isonzo, il fiume su cui si trova a causa della Prima Guerra Mondiale.
San Martino del Carso presenta una costruzione analogica: la distruzione
fisica della città è (analogicamente) uguale alla distruzione nel cuore del poeta, provocata dal dolore.
 
Sentimento del tempo
 
Ungaretti, maturo, avendo raggiunto la purezza della parola può recuperare la struttura sintattica più tradizionale: manca l’irrazionalità della prima raccolta. Argomenti trattati sono lo svolgersi del tempo nella vita, nella storia, nella natura (le stagioni). La raccolta è suddivisa in tre parti:
1. relativa alla profondità storica;
2. “La fine di Crono”, relativa al destino dell’uomo;
3. “L’amore”: attraverso il suo invecchiamento capisce che tutto è effimero.
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