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Decadentismo
La corrente filosofica decadente si sviluppa in contemporanea alla fine del Positivismo, e in diversi modi si oppone al suo ottimismo. Gli elementi scatenanti provengono dall’ambito scientifico, grazie ad alcune scoperte innovative:
· relatività di Einstein;
· geometrie non euclidee;
· psicanalisi di Freud;
· teoria dei quanti di Max Planck.
Per prima cosa è recuperata la convinzione che l’uomo non sia solo materia, ma piuttosto è sentimento, fantasia, creatività, immaginazione. Nella Natura si nasconde qualcosa di irrazionale che può essere colto dalla poesia: per questo serve un linguaggio non realistico e fotografico, ma (dovendosi calare nel misterioso) serve l’allusione, il simbolismo; la costruzione sintattica risente delle forme retoriche, si usa spesso l’analogia (“fuori della logica”) anche per ricercare corrispondenze con quanto si vuole comunicare, per trasmettere simbolisticamente
i concetti. È determinante cogliere con l’intuizione l’irrazionale, senza ragionarci sopra: utilizzare un senso per esprimerne un altro (“sinestesia”). La poesia diventa comunicazione di suoni: si utilizzano molto le onomatopee e si operano scelte stilistiche mirate per avere musicalità dalle opere. La letteratura diventa enigmatica, per pochi selezionati, non è più aperta alle masse: infatti il Decadentismo rifiuta la massa, come forma di appiattimento sociale. Da questa prima idea nascono i poeti maledetti e SIMBOLISTI (Baudelaire, Verlaine, Rimbaud, Mallarmé), nei quali dominano il simbolo e l’allegoria. L’influenza francese si riflette su Giovanni Pascoli, che è il massimo esempio di poeta europeo.
Un altro aspetto del Decadentismo è l’ESTETISMO, cioè la ricerca del
bello. Per bello si intende tutto ciò che è diverso dalla società come era impostata quella contemporanea: oggetti esotici, raffinati e unici, profumi e aromi particolari, piante strane sono belle per isolarsi dalla massificazione della società. A sua volta ci sono diverse sfumature di estetismo:
1) quello alla Dorian Gray, protagonista de Il ritratto di Dorian Gray: Oscar Wilde, esteta inglese, odia invecchiare, visto come esempio di corruzione fisica, decadenza morale e fisica;
2) quello di A ritroso, di Huysmans: il protagonista, Des Esseintes, ha schifo della massificazione e si rifugia altrove, circondandosi di oggetti che gli facciano dimenticare quella società ed essere fuori dalla normalità;
3) quello de Il piacere di Gabriele D’Annunzio, cioè il SUPEROMISMO del protagonista Andrea Sperelli. Si ispira all’ideale del superuomo di Nietzsche: ipotizza una società senza regole, dominata da uomini con una volontà di realizzazione e potenza, per elevarsi sulle plebi.
Gabriele D’Annunzio (1863 – 1938)
Si tratta senza dubbio di una delle personalità più forti nell’Italia a lui contemporanea. Nella sua epoca, e in quelle successive fino ad ora, era famoso non tanto come poeta, quanto come esempio da imitare: faceva tendenza, scandalo, era un personaggio pubblico, il prototipo degli attuali vip. È amato e odiato, imitato, influente politicamente; allo stesso tempo esteta e superuomo (nonostante sia contemporaneo del Verismo), autore di tantissime imprese: c’è un’identità perfetta tra l’uomo e lo scrittore. A causa di una tendenza naturale alla poesia, che lo porta a pubblicare una prima raccolta di versi a soli 15 anni, la produzione dannunziana è quasi infinita: milioni di versi suddivisi tra lavori brutti (generalmente su commissione, unicamente per far denaro) ed eccelsi. È l’autore che meglio rappresenta, come modo di vivere, la sua arte: è un eclettico della parola, riuscendo a scrivere di qualunque argomento in uno stile qualsiasi, secondo le richieste (dovendo anche vivere della sua scrittura). Ha coniato moltissime parole, poi entrate nell’uso comune e pubblicitario: ad esempio, il nome stesso dei magazzini Rinascente di Milano, e diversi saluti fascisti. Tra i fatti passati alla Storia che lo vedono protagonista:
· prima che l’Italia entri nella Prima Guerra Mondiale, istiga la folla affinché sia ucciso il neutralista Giolitti;
· è volontario nella Prima Guerra Mondiale, a oltre 50 anni;
· compie la beffa di Buccari, assieme a Costanzo Ciano;
· vola su Vienna alla fine della Guerra;
· occupa Fiume, dopo che non è stata assegnata all’Italia.
Mantenuto per lungo tempo dalle sue donne (tra cui la celebre Eleonora Duse), il termine della sua vita è a spese dello Stato Italiano, anche a causa dei debiti che contraeva continuamente. Gli è regalata la villa sul lago di Garda (che diventerà poi il Vittoriale degli Italiani), simbolo dell’atmosfera decadente: ricolma di un’accozzaglia di oggetti stranissimi e folli, raccoglie milioni di libri appartenuti al poeta. Il suo rapporto col fascismo, dominatore negli anni finali della sua intensa vita, è di odio/amore: Mussolini è disturbato da D’Annunzio, perché il poeta è ingombrante e oscura il duce; D’Annunzio stesso si identifica solo con se stesso, e non può credere in una filosofia diversa.
Il Piacere
In uno dei più grandi esempi di estetismo, Andrea Sperelli, il protagonista, è un alter ego dell’autore: è un giovane artista aristocratico, educato alla ricerca del bello, che cerca di “vivere la propria vita come un’opera d’arte”: senza finalità, ma per il piacere di farlo. Sperelli non lavora, non avendone bisogno; vive nella Roma non classica, ma barocca, colma di quei palazzi dalla ridondanza seicentesca.
Il protagonista, presentato come amorale, dai molti amori, avventure e duelli, si trova ad amare due donne antitetiche:
– Elena Muti, la donna fatale;
– Maria Ferres, la donna angelo.
Non c’è una trama precisa, ma la rappresentazione della ricerca di un piacere sempre maggiore. La conclusione di Sperelli-D’Annunzio è che il verso è tutto: il piacere massimo si ha dalla composizione di una splendida poesia. La poesia ha una funzione purificatrice, cosicché tutto il romanzo si pone ad un livello superiore rispetto alle tematiche dello scontro tra bene e male, argomento genericamente trattato nello stesso periodo.
L’innocente
Visto il grande scalpore suscitato dal suo estetismo, D’Annunzio decide di cambiare genere con un altro romanzo, L’innocente, e con una raccolta di poesie (Poema paradisiaco), per non perdere la stima del pubblico. Si tratta della fase buonista, dopo il D’Annunzio estesa, cattivo e amorale. Ne L’innocente, il marito tradisce sempre la moglie che, dopo un iniziale innamoramento, lo tradisce a sua volta. Il marito, accorgendosene, cerca di riappropriarsi della moglie come se fosse una sua proprietà; quando, poi, nasce un figlio alla coppia, sospettando che non sia suo, lo uccide. Nonostante il tentativo, la dinamica sociale perversa e la poca innocenza
della trama non convinceranno del tutto il pubblico.
Consolazione
È una lirica del Poema paradisiaco. D’Annunzio lascia l’estetismo per un momento di riflessione, da “figliol prodigo”: ricerca il conforto della quiete familiare e dei vecchi affetti.cL’unico problema è che, notando la ricercatezza del linguaggio, si nota cheil poeta non ha abbandonato lo stile da esteta (nonostante il tono dimesso), né la ricerca di musicalità ed eleganza.
Le vergini delle rocce
Una delle massime espressioni del superomismo è fornita da D’Annunzio con questa opera. Trascurando un’analisi dettagliata del romanzo, è importante una serie di passi che sono spesso definiti come programma politico del superuomo, all’inizio del componimento. Lo scrittore se la prende: con le plebi (arroganti); con la borghesia (cerca il facile arricchimento); con il papa; con il re Umberto I (da guerriero è diventato burocrate). I riferimenti continui alla classicità denotano la volontà del superuomo di recuperare i simboli classici (i quali poi ispireranno la simbologia fascista). La speranza del superuomo è quella di avere una guida maggiormente superuomo, rispetto a un semplice burocrate: come se fosse un nuovo Napoleone. L’analisi si sposta poi sulle catastrofiche ideologie apparse nel mondo dopo il 1789; queste avrebbero portato a Roma un’accozzaglia di gente, tra cui i banchieri ebrei (ed ecco anche i principî antisemiti). L’unica soluzione è recuperare la volontà e la forza, e utilizzare tutte le proprie energie per applicarle. Poiché non esiste forza senza disciplina, serve uno Stato autoritario che la fornisca. L’uomo d’azione, però, deve essere anche esteta (e infatti il linguaggio è aulico, classicheggiante, con un buon recupero mitologico): bisogna rifiutare il brutto, perché coincide col concetto di ignorante (derivando dalla massa).
Laudi
Nei libri delle Laudi, D’Annunzio propone la lode e l’esaltazione degli eroi del cielo, del mare e della natura. Tra i vari libri di Laudi scritti, quello che più rappresenta le caratteristiche del poeta è Alcyone. Il suo contenuto non è morale, politico o personale; in esso emerge la contemplazione di situazioni naturali, e la loro descrizione. Citando alcune poesie di quest’opera:
· ne La sera fiesolana la sera (personificata) diventa protagonista della poesia, che per il resto ha un contenuto praticamente nullo. D’Annunzio ne ricava un sottile gusto, un piacere estetico recepito dalla situazione rappresentata; sono forti le allitterazioni; si riprende il concetto stilnovista di bellezza (la descrizione della bellezza femminile tramite oggetti);
· lo stesso accade ne La pioggia nel pineto, una descrizione dei suoni prodotti dalla pioggia quando cade su un pineto, trasformati in una sinfonia di parole, una pioggia di parole accostate con tecnica sublime, un uso delle parole come fossero note musicali. La Natura è completamente personificata, mentre D’Annunzio ed Ermione (la donna amata) si trasformano in oggetti della Natura: le due entità si fondono e confondono completamente.
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